Fine maggio, ultima settimana di campionato. Da lunedì inizieranno i colloqui individuali con ogni ragazzo. Ventuno conversazioni, ognuna diversa. Sapete già che con Alessandro sarà facile: ha fatto una stagione eccezionale, gli direte che è pronto per la Juniores con ottime prospettive. Con Luca sarà più complicato: ha talento ma non si è mai impegnato davvero, e questo colloquio potrebbe essere l'ultima occasione per scuoterlo. E poi c'è Simone, che ha dato tutto ma forse non ha le qualità per continuare a livelli agonistici - e dovete trovare le parole giuste per dirgli la verità senza distruggerlo. Il colloquio di fine stagione è uno dei momenti più importanti e più difficili dell'anno. È il momento in cui l'allenatore smette di allenare e diventa educatore nel senso più puro: restituisce al ragazzo un'immagine onesta di sé stesso e lo aiuta a guardare avanti.
A 16 anni, a fine percorso giovanile, il ragazzo ha bisogno di un bilancio onesto. Non di un voto, non di un giudizio, ma di una restituzione articolata che gli dica: dove sei arrivato, quali sono i tuoi punti di forza, dove devi migliorare, cosa ti aspetta. La ricerca sul feedback nello sport (Hattie e Timperley, 2007) identifica 3 livelli di feedback efficace.
"A fine stagione facciamo un colloquio individuale con ogni ragazzo. Non è un giudizio - è un bilancio: dove è arrivato, cosa sa fare bene, dove deve migliorare, cosa lo aspetta l'anno prossimo. Parliamo direttamente con lui, non con voi, perché a 16 anni il ragazzo deve gestire il proprio feedback in prima persona. Se vi racconta com'è andato, ascoltatelo. Se non ve ne parla subito, non insistete: elaborerà a modo suo. Se avete domande, dopo qualche giorno potete contattarci - ma prima lasciate che sia lui a digerire la conversazione."